Bentrovati nel blog di Giovanni Villino, giornalista professionista Giovanni Villino

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L’Unità, lo storico quotidiano fondato da Antonio Gramsci, torna on line. Dal primo agosto la società editrice nuova iniziativa Editoriale spa aveva deciso di sospendere le pubblicazioni. Oggi, grazie al lavoro volontario di giornalisti e poligrafici, si può tornare a leggere l’Unità.

Ecco il messaggio di benvenuto ai lettori 

Eccoci, siamo tornati. Abbiamo volutamente usato un titolo storico dell’Unità per dire ai nostri lettori che non ci arrendiamo e vogliamo che la voce del giornale fondato da Antonio Gramsci sia in campo con la forza della sua storia e con l’intelligenza del suo futuro. Abbiamo deciso di farlo assumendocene pienamente la responsabilità. E’ grazie al lavoro di giornalisti e poligrafici (lavoro volontario, gratuito) che questo sito si riaccende.

Non potevamo restare in silenzio mentre il Paese vive momenti difficili, il lavoro manca, le fabbriche chiudono e il governo Renzi tenta con difficoltà di affrontare l’emergenza economica. Non potevamo restare in silenzio mentre il mondo si trova prigioniero di nuove guerre e le tensioni arrivano nel cuore dell’Europa.

Da oggi siamo qui, ogni giorno, per dire la nostra. Abbiamo bisogno del vostro sostegno, la comunità del nostro giornale è più forte di qualsiasi avversità. 

Stamattina una piacevole chiacchierata con il collega Marco Vaccarella. Tema della discussione: il futuro del giornale di carta. Nessuna previsione o soluzione raggiunta. Dal dialogo sul prodotto si è finiti inevitabilmente con il confronto sulla figura del giornalista, oggi. Una professione che deve fare i conti con alcuni fattori:

  1. l’avvento delle nuove tecnologie
  2. la diffusione dei supporti virtuali
  3. il nuovo profilo del lettore
  4. la presenza di tante testate on line prive di struttura redazionale
  5. le difficoltà per un mercato pubblicitario in affanno
  6. il costo del lavoro eccessivo
  7. una pressione fiscale con pochi precedenti

Si dice spesso che il giornalista deve “riciclarsi” spostandosi sul web. Ma siamo certi che sia l’ultima e unica soluzione, almeno in questo momento? Forse il problema non sta tanto nel giornalismo che cambia, ma nel giornalista che rimane fermo. Fermo sulle sue convinzioni, e fermo anche al (suo) modo di operare.

Bisogna ammettere che è difficile tirarsi fuori dai cicli produttivi per rinnovarli e rinnovarsi. Forse perché il mestiere oggi, per alcuni, è assai distante dalla “vocazione”…

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Un matrimonio editoriale. Due storici quotidiani italiani, La Stampa fondata a Torino nel 1867 e Il Secolo XIX nato a Genova nel 1886, si “sposano” per dare vita a un nuovo gruppo editoriale. Italiana Editrice Spa.

L’accordo prevede che la nuova società sia partecipata al 77% da Fiat e al 23% dalla famiglia Perrone. A presiederla sarà John Elkann, presidente dell’Editrice La Stampa e della Fiat. Carlo Perrone ne assumerà invece la vicepresidenza, mantenendo «un ruolo attivo nella strategia del Gruppo». Obiettivo comune la «valorizzazione degli investimenti effettuati nel tempo da entrambe le società editrici e la creazione di un nuovo protagonista del panorama editoriale nazionale».

Dal 24 maggio scorso è disponibile il sistema informatizzato per la gestione della formazione dei giornalisti (SIGeF). Il sistema andrà a regime non appena gli Ordini regionali avranno provveduto a inserire le anagrafiche di loro competenza: solo allora gli iscritti potranno accedere alla piattaforma da cui potranno avere notizia degli eventi formativi accreditati, procedere alla iscrizione on-line, verificare i crediti acquisiti nel tempo. 

Per questo motivo si invitano tutti i giornalisti siciliani iscritti all’Albo ad aggiornare la propria anagrafica compilando il modulo per l’aggiornamento dei dati (quinecessari a garantire l’accesso sulla piattaforma SIGeF, attraverso la quale si potranno consultare gli eventi disponibili, iscriversi agli stessi o cancellarsi. L’accesso e la registrazione alla piattaforma saranno possibili all’indirizzo http://sigef-odg.lansystems.it solo dalla settimana successiva alla compilazione del modulo per l’aggiornamento dei dati anagrafici. Per ulteriori istruzioni si consiglia di leggere il manuale operativo, scaricabile qui. In caso di dubbi o esigenze particolari inoltrare una mail a formazione@odgsicilia.it.

Una nuova alleanza tra i big italiani dell’editoria. Obiettivo: una concessionaria per la pubblicità con video sui siti internet. Gold 5 è il nome della realtà che nasce su impulso del gruppo l’Espresso, con la concessionaria Manzoni; di Mondadori e Mediaset (Publitalia), con la concessionaria Mediamond; di Rcs MediaGroup e dei gruppi internet Banzai e italiaoline.

La società dovrebbe diventare operativa entro dicembre. La sua specializzazione sarà nelle pubblicità per l’online con i video (video display advertising). Due i formati previsti: Masthead e 300x250 video.

Gold5 vuole così entrare in un mercato della pubblicità video che secondo una ricerca di eMarketer  dovrebbe valere oltre 200 milioni di dollari, pari a poco meno di 150 milioni di euro, con una crescita attesa nei prossimi anni del 20% annuo.

La prima puntata speciale è andata. Si comincia così una nuova avventura televisiva. Parlo di Simboli, il nuovo format da me condotto e realizzato in collaborazione con Gds Media & Communication.

Il primo appuntamento, che potrete rivedere in replica su Tgs (canale 15 del digitale terrestre), alle 22 e a mezzanotte di mercoledì 16, mercoledì 23 e mercoledì 30 luglio, s’intitola “L’Ombra della Dea”. Un viaggio “particolare” su Monte Pellegrino che si muove dal culto di Tanit sino a quello di Santa Rosalia, per arrivare alla dea della reincarnazione venerata dai tamil.

A settembre, sempre sull’emittente del gruppo editoriale Giornale di Sicilia, il nuovo ciclo di puntate. Dalla riscoperta dei castelli federiciani agli strani fenomeni di Riesi e Canneto di Caronia.

Le riprese e il montaggio sono di Salvo Militello. Per essere aggiornati sul programma e inviare eventuali segnalazioni basta collegarsi alla pagina www.facebook.com/simbolitv

Don’t let you down… Teddy! #streetart #street #streetphotography #TagFire #sprayart #urban #urbanart #urbanwalls #wall #wallporn #graffitiigers #stencilart #art #graffiti #instagraffiti #instagood #artwork #mural @TagfireApp #graffitiporn #photooftheday #stencil #streetartistry #photography #stickerart #pasteup #instagraff #instagrafite #streetarteverywhere

Quando il buongiorno ha il Villino in bocca ;-) #food #yum #instafood #TagFire #yummy #amazing #instagood #photooftheday #sweet #dinner #lunch #breakfast @TagfireApp #fresh #tasty #food #delish #delicious #eating #foodpic #foodpics #eat #hungry #foodgasm #hot #foods

In Germania gli editori parlano di revenue sharing, di profitti e di Google news. O meglio, del mostro Google news che secondo gli “addetti ai lavori”, si ciberebbe “a sbafo” proprio del lavoro delle aziende editoriali. E così i Deutsch Verlage vogliono da Google l’11% dei profitti generati grazie ai link esistenti sul motore verso le pagine e i contenuti messi a disposizione dalle testate indicizzate.

Tutto questo però riporta inevitabilmente alla mente il mito di Sisifo. In questo caso quel masso che gli editori cercano di spostare finisce per schiacciarli.

Sebbene, infatti, la risposta ufficiale di Google non sia ancora arrivata, il meccanismo è abbastanza semplice: gli editori hanno la piena facoltà di rinunciare alla propria presenza sul motore di ricerca. C’è una opzione, “opt-out”, che permette, con molta semplicità e nel giro di pochi minuti, di vedere scomparire su Google e Google News ogni link.

Oltre il danno, quindi, la beffa. L’editore che rinuncia a Google deve di fatto rinunciare all’unica vera fonte di traffico in grado di sostenere un modello di business online.

E quindi? L’unica ipotesi praticabile è quella di una collaborazione. Ma sarà realmente “praticabile”?

Da qualche tempo è operativa una piattaforma di pubblicazione online: per ricompensare il lavoro dei giornalisti freelance punta sui “micropagamenti”. Si chiama Niuzly ed è stata pensata/fondata da Paul Dinulescu.

L’IDEA

Il tentativo, come riporta l’Osservatorio europeo di giornalismo, è quello trasformare l’approccio dei consumatori di informazione, attualmente abituati a pensare in termini di forfait – l’acquisto di un intero giornale, o dell’abbonamento digitale a un sito – in qualcosa di molto più estemporaneo e frammentato. Pagare insomma, per singoli articoli provenienti da varie pubblicazioni, un po’ come oggi si comprano su iTunes o su Amazon, singole canzoni invece che interi album musicali.

I GUADAGNI

L’autore del pezzo prenderebbe l’80% dei ricavi diretti (ovvero di quanto i lettori sarebbero disposti a spendere per accedere all’articolo) e il 50% di quelli indiretti, derivanti dagli introiti degli annunci pubblicitari della pagina. Il saldo di quanto dovuto arriverebbe al raggiungimento di almeno 300 dollari di compensi, accumulati sommando insieme tanti micropagamenti.

Raggiunto l’accordo tra le parti componenti la Commissione governativa sull’equo compenso, nella riunione presieduta dal sottosegretario Luca Lotti, con - tra gli altri - il presidente Fnsi Giovanni Rossi, il direttore generale della Fieg Fabrizio Carotti, il presidente dell’Inpgi Andrea Camporese, il presidente dell’Odg Enzo Iacopino: hanno votato a favore Fnsi e Fieg mentre l’Ordine nazionale di giornalisti ha espresso voto contrario.

Il presidente Iacopino ha pubblicato diversi post sull’accordo che possono essere consultati sulla sua pagina facebook

L’accordo stabilisce le tariffe minime per il lavoro giornalistico, in caso di collaborazione coordinata e continuativa: che vanno, per fare qualche esempio, dai 250 euro a pezzo dei mensili ai 67 dei periodici; ai 20,80 euro (RPT 20,80 euro) per i quotidiani; ai 6,25 euro delle agenzie e web per una segnalazione, che aumenta del 30% se corredata da foto e del 50% con un video. Per le tv locali il compenso (per un minimo di 6 pezzi al mese) sarà di 40 euro l’uno, per i piccoli periodici locali di 14 euro a pezzo. 

E’ stato inviato oggi il primo numero della newsletter a cura dell’Ordine dei giornalisti. Ben fatta graficamente e con diversi contenuti. Si tratta di un report che sarà inviato con cadenza mensile e che informerà gli iscritti sulle iniziative e sui programmi dell’Ordine nazionale dei Giornalisti e degli Ordini regionali.

"L’intento - scrive il presidente Iacopino - è quello di fornire ai colleghi una opportunità informativa in aggiunta alle altre pubblicazioni cartacee e ai siti degli enti di categoria. Vi chiederete: perché una nuova newsletter? Perché in questo periodo di avvio (e di rodaggio) della Formazione permanente è necessario un aggiornamento snello, continuo, capillare e dettagliato che risponda alle domande di chiarimenti e delucidazioni che quotidianamente giungono via mail o via telefono agli uffici romani di via Parigi”.

“OG Informazione” sarà anche una “finestra sui temi emergenti nel mondo dei mass media italiani e internazionali nonché - prosegue Iacopino - cassa di risonanza delle novità della nostra categoria professionale che si sta trasformando in modo rapido e radicale ed è in continua evoluzione”.

Nelle prossime settimane sarà attivato anche il servizio newsletter a cura dell’ordine dei giornalisti di Sicilia.

La Sicilia è la regione italiana dove si leggono meno quotidiani. In nove anni la media di chi leg­ge un gior­nale con fre­quenza minima set­ti­ma­nale è scesa. Il dato emerge dalle ela­bo­ra­zioni Istat, indagine mul­ti­sco­pio sulle fami­glie. Un’indagine che viene riproposta con alcuni grafici da Data Media Hub.

Si registra un calo gene­ra­liz­zato che riguarda soprattutto le regioni del Centro-Sud. I giornali perdono maggiormente lettori che hanno un’età che va dagli 11 ai 44 anni. 

Quali sono le questioni aperte all’interno delle redazioni? Su cosa si confrontano editori e giornalisti per affrontare le sfide del futuro e, in certi casi, la sopravvivenza stessa dei quotidiani? A rivelare queste tendenze è il rapporto “Trends in Newsroom 2014” del World Editors Forum. E’ basato su interviste a più di 30 editori in una dozzina di paesi. Julie Posetti le ha sintetizzate su Pbs.org. Ecco le principali:

1. La necessità di difendere il giornalismo nell’era post-Snowden

2. Mobile-first: il rilancio della strategia mobile per rendere le notizie “indossabili”

3. L’uso dei social media per supportare fiducia e credibilità

4. Il crescente ruolo di data e analytics

5. La creazione di online video storytelling per sfidare i broadcaster nel loro ambito

6. L’aumento (e il calo) degli editor donne

7. Il giornalismo collaborativo a livello globale per superare le barriere

8. La percezione che le mega-storie digitali abbiano un grande impatto

9. Il tentativo di affrontare i problemi etici legati al native advertising

10. L’evoluzione del ruolo del direttore verso nuovi business e sfide digitali