Titolo profetico di un pezzo del Corriere della Sera del primo maggio 2001.
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La partita del voto di fiducia si giocherà sul filo di lana. Ecco i 15 deputati che il 14 dicembre faranno la differenza tra i due...
Migliaia di arancine saranno domani distese sui banconi dei bar, dei panifici, dei ristoranti. Saranno lì anche sulle tavole delle cucine dei palermitani. Sì, perché domani #santaarancina sarà un rito collettivo a base di frittura e condimenti pepati. Una iniziazione per i più piccoli che avviene a colpi di gateau e di cuccia. Una tradizione tutta palermitana che va celebrata con cura e devozione. Sì, perché anche il senso del peccato ha preso possesso di questa festa insinuandosi in chi si trova a consumare del pane. Un reato, un sacrilegio: Santa Lucia non lo vuole e manco Santa Rosalia. Una violazione della sacra festa di #Santaarancina può comportare la temporanea esclusione dalla genia panormita. E’ una festa che non guarda nulla in faccia se non la sazietà del palermitano generico medio che affonderà il suo sorridente volto in quel riso giallognolo.
L’anno scorso mi sono espresso in questi termini: